Teoria
Studio di funzione e ottimizzazione
Come si trovano e si classificano i massimi e i minimi di una funzione con la derivata prima e la derivata seconda, come si studiano concavità e flessi, come si traccia il grafico con lo schema completo dello studio di funzione e come si risolvono i problemi di ottimizzazione, compresi quelli di profitto, costo medio e ricavo.
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Massimi e minimi
1. Massimo e minimo assoluti
Sia e sia . Il numero è il massimo assoluto di se
e allora si chiama punto di massimo assoluto; con la disuguaglianza si definiscono il minimo assoluto e il punto di minimo assoluto. Il valore massimo, se esiste, è uno solo, mentre i punti in cui viene assunto possono essere più di uno. Per esempio sull’intervallo ha minimo , assunto in , e massimo , assunto in ; la funzione su ha massimo , assunto in tutti i punti con intero.
2. Massimo e minimo relativi
Un massimo relativo confronta il valore in solo con i valori nei punti vicini. Il punto è un punto di massimo relativo (o locale) di se esiste tale che
e allo stesso modo, con , si definisce il punto di minimo relativo. Massimi e minimi si chiamano insieme estremi. Ogni punto di massimo assoluto è anche di massimo relativo, mentre il viceversa è falso. La funzione ha in un massimo relativo, , perché vicino a i valori sono minori di ; il massimo però non è assoluto, perché per esempio .
Dove si cercano gli estremi
Per il teorema di Fermat, in un punto interno in cui è derivabile un estremo è possibile solo se la derivata si annulla. Gli estremi di una funzione definita su un intervallo vanno quindi cercati tra
- i punti stazionari interni, dove ;
- i punti interni in cui non è derivabile;
- gli estremi dell’intervallo che appartengono al dominio.
I tre casi si presentano davvero. La funzione ha minimo in , dove non è derivabile, e la funzione su ha massimo in , dove la derivata vale e non . I punti dell’elenco sono soltanto candidati, e i criteri che seguono servono a decidere se sono estremi.
Criterio della derivata prima
Sia continua in un intervallo che contiene e derivabile in , escluso al più il punto .
- Se in e in , allora è un punto di massimo relativo.
- Se in e in , allora è un punto di minimo relativo.
- Se ha lo stesso segno in e in , allora non è un estremo.
In altre parole, una funzione che cresce a sinistra di e decresce a destra ha in un massimo. Il criterio si usa con la tabella dei segni di . Per si ha , che è positiva per , negativa per e positiva per ; quindi è un punto di massimo relativo e un punto di minimo relativo. Il criterio vale anche nei punti in cui non è derivabile, purché sia continua.
Dimostrazione
L’idea è confrontare con attraverso il teorema di Lagrange. Si considera il primo caso. Sia . La funzione è continua su e derivabile in , quindi per il teorema di Lagrange esiste con
perché e . Sia ora . Allo stesso modo esiste con , perché . In entrambi i casi , quindi è un punto di massimo relativo. Il secondo caso è analogo. Nel terzo caso, se per esempio da entrambe le parti, gli stessi conti danno a sinistra e a destra, perciò non è né di massimo né di minimo.
Attenzione
Un punto stazionario può non essere un estremo. La funzione ha , ma è positiva sia a sinistra sia a destra di ; per il criterio della derivata prima non è un estremo, e infatti è crescente su tutto .
La teoria continua con 6 altri paragrafi (concavità e flessi, criterio della derivata seconda, schema dello studio di funzione…), oltre a tutte le schede svolte, le soluzioni e il PDF.
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