Teoria
Massimi e minimi liberi e vincolati
Dove cercare gli estremi di una funzione di più variabili, come classificarli con la matrice Hessiana, come trattare i compatti e i vincoli con i moltiplicatori di Lagrange.
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Massimi e minimi liberi
Massimo e minimo, locale e assoluto
Sia con e sia .
- è punto di massimo assoluto se per ogni .
- è punto di massimo locale se esiste tale che per ogni con .
Con le disuguaglianze opposte si definiscono il minimo assoluto e il minimo locale; massimi e minimi si chiamano estremi. Le definizioni sono le stesse del caso di una variabile, con l’intorno circolare al posto dell’intervallo, e si estendono senza modifiche a . Un estremo assoluto è anche locale; il viceversa non è vero, perciò le due nozioni richiedono strumenti diversi: per gli estremi locali il calcolo differenziale, per quelli assoluti un confronto tra i valori nei candidati.
Esempio
ha in un punto di minimo assoluto, poiché per ogni . La stessa funzione non ha massimo, perché lungo l’asse si ha .
Punti critici e teorema di Fermat
Punto critico
Sia dotata di derivate parziali in interno al dominio. Il punto è critico (o stazionario) per se il gradiente si annulla, cioè se le due condizioni sono soddisfatte insieme:
La ricerca dei punti critici è la risoluzione di questo sistema di due equazioni in due incognite. Nei punti critici il piano tangente al grafico è orizzontale.
Teorema di Fermat in più variabili
Sia un punto di estremo locale per , interno al dominio, e supponiamo che abbia derivate parziali in . Allora è un punto critico:
Il teorema dice dove cercare gli estremi liberi: tra i punti critici, oltre agli eventuali punti interni dove non è derivabile e ai punti del bordo del dominio. Per il sistema , ha l’unica soluzione , quindi ogni eventuale estremo libero è in .
Dimostrazione
Sia un punto di massimo locale (per il minimo si ragiona allo stesso modo). La funzione di una variabile è definita in un intorno di , perché il punto è interno al dominio, ed è derivabile in con . Poiché ha un massimo locale in , la restrizione ha un massimo locale nel punto interno , quindi per il teorema di Fermat in una variabile , cioè . Applicando lo stesso argomento a si ottiene .
Punto di sella
Un punto critico che non è di estremo locale si chiama punto di sella. Il nome viene dal grafico di : l’origine è critica, ma e per , quindi in ogni intorno dell’origine la funzione assume valori sia maggiori sia minori di e l’origine non è un estremo. Il teorema di Fermat fornisce una condizione necessaria e non sufficiente, perciò dopo la ricerca dei punti critici serve uno strumento che li classifichi.
La matrice Hessiana e la classificazione dei punti critici
Matrice Hessiana
Sia di classe in un aperto. La matrice Hessiana di in è la matrice delle derivate seconde
Poiché è di classe , per il teorema di Schwarz le derivate miste coincidono, quindi la matrice è simmetrica. La Hessiana svolge in due variabili il ruolo della derivata seconda in una variabile: il suo segno, nel senso definito sotto, classifica i punti critici.
Segno di una matrice simmetrica
Una matrice simmetrica di ordine si dice
- definita positiva se i suoi autovalori sono entrambi positivi;
- definita negativa se i suoi autovalori sono entrambi negativi;
- indefinita se ha un autovalore positivo e uno negativo;
- semidefinita (caso degenere) se almeno un autovalore è nullo, cioè se .
Per una matrice di ordine il segno si legge dal determinante e dal primo elemento, senza calcolare gli autovalori: poiché è il prodotto degli autovalori, significa autovalori concordi, con il segno comune dato dal segno di , mentre significa autovalori discordi. In variabili lo stesso criterio usa i minori principali di nord-ovest (criterio di Sylvester) e si rimanda al corso di algebra lineare.
Classificazione con la matrice Hessiana
Sia di classe e sia un punto critico con Hessiana .
- Se e , allora è un punto di minimo locale.
- Se e , allora è un punto di massimo locale.
- Se , allora è un punto di sella.
- Se , il criterio non decide e il punto va studiato direttamente.
La dimostrazione usa la formula di Taylor al secondo ordine: vicino al punto critico la differenza ha il segno della forma quadratica associata alla Hessiana, e si rimanda al capitolo sul calcolo differenziale in più variabili. Nei calcoli il criterio si applica così: si trova ogni punto critico risolvendo il sistema , si calcolano le tre derivate seconde nel punto e si guardano e .
Applicazione del criterio
. Il sistema , ha l’unica soluzione . Le derivate seconde sono , , , quindi e : il punto è di minimo locale, con .
Il caso degenere: studio diretto del segno
Studio diretto del segno
Quando nel punto critico, la classificazione si ottiene studiando il segno della differenza
vicino al punto. Se la differenza è in un intorno, il punto è di minimo locale; se è , di massimo locale; se in ogni intorno assume entrambi i segni, il punto è di sella. Per stabilire il segno si usano due tecniche, spesso insieme: riconoscere una somma di quantità non negative (quadrati, potenze pari), oppure calcolare la differenza lungo curve che passano per il punto (rette, parabole) alla ricerca di segni diversi. Per l’origine è critica con Hessiana degenere, e poiché ovunque, l’origine è un punto di minimo assoluto.
Attenzione
Lungo le rette il segno può essere costante anche in un punto di sella. Per l’origine è critica con Hessiana degenere e la restrizione a ogni retta per l’origine ha un minimo in ; sulla parabola risulta invece , mentre sull’asse risulta , quindi l’origine è un punto di sella. Un numero finito di restrizioni può escludere l’estremo, ma non basta mai a dimostrarlo; l’estremo si dimostra con una stima valida in tutto un intorno.
La teoria continua con 4 altri paragrafi (estremi assoluti su insiemi compatti, estremi vincolati i moltiplicatori di lagrange, due vincoli in tre variabili…), oltre a tutte le schede svolte, le soluzioni e il PDF.
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